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Ranieri il trasformista

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Ranieri il trasformista NOTIZIA

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biscione86 Da biscione86

il 24-11-2011 alle 10:06

Fonte: solointer.it

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Era stato una sorta di documento programmatico: «Non sono per le rivoluzioni a tutti i costi, per il tutto e subito: entrerò nell’Inter senza stravolgere, e solo quando sarà il momento cambierò qualcosa, anche a livello tattico», disse Claudio Ranieri appena arrivato. Sapeva che in quel momento l’Inter era una squadra con poche certezze tattiche; che i giocatori avevano «bisogno» di ripartire dal 4-3-1-2; che non era ancora tempo per scavare a fondo e ritrovare quel trasformismo comunquenel dna di questo gruppo.

Poi, una volta presa in mano l’Inter, Ranieri sta provando a far vedere la sua mano: via via piccole modifiche tattiche, a volta per scelta e altre per fronteggiare le emergenze varie ed eventuali. Così, dopo il 4-3-1-2, si sono visti il 4-2-3-1 e il 4-1-4-1, che diventa quasi 4-3-3 quando si alzano gli esterni di centrocampo (a Trabzon Alvarez e Zarate). Come promesso, non è stata e non sarà una rivoluzione: semmai introduzione e perfezionamento di certi dettagli tattici. Chiamiamole variazioni sul tema, ma significative.

Ranieri non ha mai fatto segreto di avere nel 4-4-2 (o 4-4-1-1) il suo sistema di gioco di riferimento, che però non considera immutabile. I cardini intoccabili sono e restano il modulo difensivo—a quattro—e la presenza con rarissime eccezioni di un laterale portato a spingere: in assenza di Maicon, soltanto in Inter-Lilla ha bloccato le fasce con Zanetti (che poi comunque spinse tanto) e Chivu, altrimenti ha utilizzato Jonathan o Nagatomo. Con questa premessa, Ranieri adatta il sistema base generalmente in base a tre criteri: avversario da affrontare, uomini a disposizione, condizione dei suoi uomini. Non a caso, si è sentito libero di disegnare un’Inter più trasformista solo dopo aver lavorato —per la prima volta—per due settimane senza interruzioni, e più o meno con tutta la squadra a disposizione.

Questa Inter gioca con il «rombo» più o meno a memoria, e lo fa ovviamente meglio con Sneijder. Coutinho è la sua alternativa naturale, per non discostarsi da quel canovaccio: il brasiliano in realtà è stato utilizzato anche più largo a sinistra nel 4-2-3-1, ma lì rischia un adattamento delicato: più di quanto non sia, nello stesso sistema, quello dell’olandese al ruolo di uomo dietro la punta centrale. Con Sneijder trequartista, Ranieri può permettersi anche la coesistenza Milito-Pazzini: senza l’olandese e la sua propensione a puntare l’uomo con l’uno contro uno, il tecnico considera invece quasi indispensabile Zarate, per la capacità di creare la superiorità numerica negli ultimi trenta metri.

Il 4-2-3-1 con cui Mourinho fece grande l’Inter non dispiace a Ranieri—che lo utilizza in particolare per «allargare » l’avversario, vedi Cagliari —ed è ideale in particolare per Thiago Motta, giocatore che il tecnico considera importante al punto da centellinarlo appena può (come fatto in Turchia), per averlo sempre al top. Il 4-1-4-1 scelto a Trabzon è invece una variabile molto «tattica », ideale per avversarie che usano molto le sovrapposizioni sulle fasce e dunque per creare solidi binari di copertura. In questo caso la chiave — a proposito di condizione dei propri giocatori — è l’uomo «da combattimento » posizionato davanti alla difesa: Cambiasso, ora che sta meglio fisicamente, l’altro ieri ha dato buone risposte, ma anche Stankovic, schierato davanti a lui, in particolare nella seconda parte della ripresa è stato un importante ago della bilancia.

Claudio Ranieri

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