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Spalletti: «Inter, vinciamo. La Roma? Amano più Totti»

FabioV Da FabioV

il 15-06-2017 alle 12:15

Luciano Spalletti all'Inter
Luciano Spalletti all'Inter

E' stato il giorno di Luciano Spalletti. L'ex tecnico della Roma è stato presentato alla Pinetina in una sala stampa gremita nella quale c'era la dirigenza al completo, eccezion fatta per Walter Sabatini, coordinatore tecnico di Suning. La conferenza è andata in diretta in Cina su PPTV. "Vi ringrazio di essere qua - ha iniziato Spalletti -, voi che siete presenti e anche coloro che guardano in tv. Volevo partire con i complimenti a Vecchi e alla sua squadra per aver portato a casa un trofeo importante. So la qualità delle squadre che ha dovuto battere. Spero che i nostri campioncini facciano tesoro di questa vittoria. Bravi.

Spalletti, perché ha scelto l’Inter?

Diventa abbastanza facile rispondere: per riposizionarla nel ruolo che le compete, nella sfera che compete a questo grande club. Ho scelto l’Inter perché quando me la sono immaginata era una storia piena di belle cose e le voglio vivere tutte fino in fondo. Le voglio vivere guardandole da più posizioni, voglio essere in prima linea come attore ed essere spettatore privilegiato perché quando si guarda da due posizioni, le cose si conoscono tutte. Mentre se si vede solo da dentro, si sanno meno cose. Io la vivrò in tutte le sue sfaccettature. Voglio assorbire tutto quello che riguarda l’Inter dall’inizio alla fine.

Quale identità di gioco dovrà avere l’Inter per competere per lo scudetto?

Prima di tutto è fondamentale essere una squadra. Ho pensato a un 4-2-3-1, ma è chiaro che dobbiamo essere pronti a fare altre cose. Giocare con un modulo o un altro conta relativamente.

Fondamentale è conoscere certi concetti, avere una squadra che è in possesso di quello che stiamo cercando, che sa dove vuole andare. Se la nostra squadra fa vedere dove vuole andare, anche quelli più bravi saranno costretti a farsi da parte. Se invece non saremo una squadra forte come mentalità, carattere e qualità di gioco da proporre, saremo noi a doverci scansarci perché gli altri ci passeranno sopra.

Ha affrontato l’argomento Perisic con la società? L’Inter può prescindere da lui?

Mettiamo subito in chiaro una cosa. Mi sembra che sia qualche anno che non si vinca niente. O facciamo qualcosa di diverso o continuiamo a fare gli stessi risultati. Un calciatore o l’altro non possono garantire la vittoria di un titolo. Nella squadra ci sono calciatori forti, ma devono entrare in un meccanismo. Deve essere la squadra che funziona. Io voglio che tutti i calciatori riescano a donare qualcosa al compagno delle loro qualità. Non voglio prendere niente dal compagno, voglio dargli qualcosa.

Perché negli ultimi 7 anni da qua sono passati tanti allenatori e nessuno ha mai vinto niente?

Quando mi hanno chiesto perché l’Inter non era fuori dalle coppe, se non era uno scandalo ho detto che anche a me sembra così, uno scandalo perché questa è una grande società. Ho voluto capire il perché di questa cosa, ho iniziato a cercare di capirlo. Io non sono più bravo degli altri, degli allenatori che mi hanno preceduto, ma sono diverso. Si inizia a lavorare a modo mio perché mi fido del mio modo di fare. Credo a loro di fidarsi di me perché sarò al loro fianco, con tutta la mia persona, al 100%, 24 ore su 24. Però poi è chiaro che le cose le vedremo strada facendo. Penso che ci siano tutte le possibilità per riportare l’Inter nella sua storia, dentro la sua storia.

Per la prima volta dal 2004-05 in questa stagione sfiderà la Roma da avversario. Cosa proverà quel giorno?

Prima di tutto ringrazio Pallotta e la Roma per i messaggi che mi hanno mandato dopo il mio addio. E ringrazio gli sportivi dell’affetto ricevuto quando ci siamo lasciati. La forza della Roma è davanti agli occhi. Non è fondamentale la classifica o le posizioni di differenza in classifica. Dobbiamo mettere a fuoco la differenza di punti che c’è rispetto alla Roma e alle altre: se ci sono 25 punti di differenza vuol dire che devi fare 8 vittorie in più, un’impresa che potrebbe sembrare difficile. I miei ex calciatori li conosco bene perché loro sono professionisti di grande qualità. Avevano grande appartenenza e senza questa appartenenza non ci sono risultati. Quella partita lì (quella con la Roma, ndr) ce la faranno sudare al cubo. Gente che si chiama Manolas, Rudiger, Strootman, Nainggolan e Dzeko, che ha fatto tanti gol e ha saputo ribaltare in una stagione quello che era successo prima: questi non ti regalano niente. Quello che ha fatto Dzeko dovranno farlo anche i nostri calciatori. Lui era uno con cui l’anno prima non si poteva neppure camminare accanto e invece è diventato capocannoniere. Loro sanno qual è l’obiettivo e faranno di tutto per portarlo a casa. Dentro la loro testa loro hanno un solo obiettivo, fare risultato con la loro squadra.

E’ possibile rompere l’egemonia della Juventus? Come si diminuisce il gap?

Lo scorso anno ho visto con attenzione Juventus-Inter e li (i bianconeri, ndr) vedo più vicini rispetto a quello che si può pensare. Bisogna rispettarli perché hanno vinto tanto e sulla loro società sento spesso dire cattiverie gratuite. La Juventus ha una società forte. Si fanno i complimenti ad Allegri per quello che ha portato a casa, per la finale di Champions portata a casa per la seconda volta. Anche quando si hanno giocatori forti non è facile vincere. Assolutamente. La Juventus lo ha fatto e bisogna dirle brava. Va rispettata, ma il rispetto non va confuso con il timore. Non dovremo avere timore di sfidarla. Non inciamperemo nell’ultimo gradino della scaletta: andremo in campo a vedere chi è più bravo quando giocheremo contro di loro.

Perché è venuto via da Roma?

L’Inter mi contattato quando stava per finire il campionato e io avevo già detto a Pallotta che sarei venuto via. Io mi identifico in ciò che amo e amo ciò in cui mi identifico. Sono contatti che facciamo e voi siete bravi a scoprire. Non ne facciamo una pulita con voi… Io non ho voluto fare discorsi diretti con l’Inter fino a che non è finita la storia con la Roma. Ho salutato e ho ringraziato tutti. Dopo quella storia lì, questa è la cosa più bella che mi poteva capitare. Non credo di aver offeso nessuno. Non ho antipatie, ho qualche simpatia selettiva. A Roma ero diventato quello che divideva invece di unire perché eravamo dentro questo dubbio epocale, questo problema su come sarebbe stata la fine del mito di Totti e di conseguenza si è venuta a verificare questa contrapposizione tra l’amore per il giocatore più importante della storia giallorosso e il sostegno per la squadra. La prima ha prevalso. Se io non riesco a mettere d’accordo queste due cose qui a Roma, è segno che io non ho fatto bene il mio lavoro. Bisogna che queste due cose qui le faccia andare di pari passo. Non ci sono riuscito ed ero in difficoltà. Anche perché sentivo i rumors della gente: se vai a Roma lo senti al bar, ai semafori… Ci sono stati quelli a favore nel mio lavoro, ma bisogna essere tutti uniti per fare le cose per bene. Spero che la Roma senza di me trovi la possibilità di essere unita verso il suo obiettivo.

Tra la sua carriera e quella di Capello ci sono similitudini. Vi siete parlati dopo il suo arrivo al Suning?

Capello è sicuramente un grande personaggio di questo sport e del calcio italiano. Da Capello tutti abbiamo preso qualcosa, tutti siamo stati attenti al suo modo di gestire e di condurre le squadre esattamente come qui all’Inter sono stati attenti al comportamento di due sciamani come Herrera e Mourinho. In Russia ho avuto un contatto migliore con Capello perché prima eravamo avversari. In Russia invece c’è stata collaborazione, lui voleva sapere la condizione fisica e tutte le cose che fanno parte del nostro lavoro. Adesso fa parte della famiglia Suning e ha questo nuovo ruolo importante. Sicuramente farà valere le sue qualità. Non ci ho riparlato recentemente, ma sarà un piacere farlo e spero che avvenga il prima possibile.

Nella ricerca del nuovo allenatore sono stati fatti tanti nomi. Prevale in lei l’orgoglio di essere stato scelto oppure il fatto che non era in pole?

A me non me ne frega niente di non essere stato il primo della lista. Io sono l’allenatore dell’Inter e vi faccio vedere che in questa posizione sono comodo e rilassato. Quello che diventa fondamentale è riempire la partita di quello che… vuole la partita. I discorsi contano poco. Io sono l’allenatore dell’Inter e mi faccio carico anche della storia quando non c’ero. Se lo faccio è più semplice indossare quel vestito che tutti i miei calciatori devono riconoscere. E’ una sfida molto eccitante e così la vivrò.

Tra meno di un mese vedrà la squadra. Quanto sarà rivoluzionata? Cosa dirà ai giocatori?

Stiamo parlando adesso con i direttori per costruire una squadra più forte anche se non sarà facile perché gli acquisti non vanno sbagliati. Stiamo lavorando e stiamo sentendo anche l’umore dei nostri calciatori. L’Inter deve essere forte, non devono esserlo questo o quel nome. Tutti fanno parte della squadra e tutti devono sudare per lo stesso obiettivo. Non ci sono obiettivi individuali se non c’è un obiettivo comune. La partita è un box e ci va messo dentro un tot di colpi di testa, un tot di corsa, un tot di contrasti, un tot di metri percorsi a una certa velocità e altro ancora. Devi metterci dentro di tutto. La squadra deve sapere la maglia che indossa, tutto… Ai giocatori dirò la composizione delle righe del campo e della maglia, se è fatta di lana o di seta. Dirò loro tutti.

Pioli disse di essere un potenziatore nella sua prima conferenza stampa. Lei come si definisce?

Le definizioni datemele voi. Qui ci sono stati grandissimi personaggi. Qui c’è stato il Mago, lo Special One. Io vengo dal Paese di Leonardo e spero che qualcosa dalla sfera venga fuori. Io sono uno che si alza presto, viene a lavorare tutti i giorni e me ne vado solo quando ho finito.

 

Crede di avere gli uomini giusti per il 4-2-3-1 che ha in mente o si aspetta qualcosa dal mercato?

Ho parlato di 4-2-3-1 perché ci sono legato, ma nell’arco della partita fare qualcosa che l’avversario non si aspetta può dare un certo vantaggio. L’Inter deve acquisire la costanza di un risultato permanente, non occasionale. Guarderemo la rosa per mettere i giocatori nelle condizioni di potersi esprimere al meglio. Devono saper riconoscere al di là dei numeri, l’attacco alla linea difensiva avversaria perché per vincere le partite bisogna fare gol.

I tifosi dell’Inter sono quelli che hanno battuto tutti i record di presenze allo stadio nonostante i risultati deludenti. Che messaggio dà loro? Può essere l’Inter la prima squadra che fa diventare Spalletti campione d’Italia?

La passione degli sportivi è l’anima, la cosa centrale. Bisogna portare in evidenza quest’anima degli sportivi come una cosa fondamentale. Il fatto di aver trovato molti tifosi dell’Inter in Cina, l’aver scoperto che ho tanti amici vicino a casa mia, per me è una forza in più. Uno slogan può essere “Più siamo e più vinciamo”. Noi di tifosi ne abbiamo tanti e per capirlo basta far capolino nella nostra storia che brilla. I nostri tifosi non possono far vedere il loro contributo come in quei periodi lì, ma sapere che ci provano a dare una mano è bello e importante. Li aspettiamo fin dal ritiro di Brunico dove vogliamo aver contatto perché siano testimoni del solco che vogliamo creare. Non so se ritorneremo in breve tempo a far uso di quel carisma che c’era dentro quella storia bellissima dell’era Moratti, con due sciamani come Herrera e Mourinho, ma la nostra direzione deve essere quella. Dobbiamo lavorare in maniera seria e riconoscibile.

Qual è il giocatore della Roma che vorrebbe portare all’Inter?

Non è carino che dica un nome. Ai miei calciatori io devo qualcosa e prima le cose devo chiarirle con loro, poi dirle a voi. Nel prossimo confronto con la squadra ci diremo le intenzioni, le strategie, se qualcuno vorrà sapere i nostri pensieri su di lui ce lo chiederà. Io i giocatori della Roma li ho amati tutti e ho un ricordo bellissimo di tutti. Ora mi sto innamorando di quelli dell’Inter.

Cosa pensa di Nagatomo? Ha la qualità per giocare nell’Inter?

Nagatomo è un ragazzo serio e quando gioca quelle qualità delle quali abbiamo parlato, le butta al di là degli ostacoli che ci sono durante la partita. E’ una bella persona e gli si legge in faccia anche da avversario. Ha giocato anche brutte partite, ma sulla qualità del professionista niente da dire. Parleremo di lui con il direttore perché nel suo ruolo abbiamo anche altri giocatori e dovremo scegliere bene.

Joao Mario come lo vede nella sua Inter?

E’ un giocatore offensivo, ha questa vocazione ad attaccare la linea difensiva e mette qualità nelle giocate. Con la Roma abbiamo arretrato Pjanic e abbiamo avanzato Nainggolan. Sembrava uno scandalo europeo e invece… Joao Mario ha attitudini offensive. Bisogna mettere delle regole: non voglio che i giocatori mi salutino quando escono dal campo. Bisogna cambiare le cose per ottenere certi risultati. Io non sono più bravo di quello che mi ha preceduto: sono diverso rispetto a Pioli.

Quale sarà il suo staff?

Il meglio che potessi avere. Stiamo parlando con il direttore di completarlo al meglio possibile. Per il momento ci sono Domenichini, il mio vice, gli assistenti Baldini e Pane oltre al preparatore Iaia che abita qui vicino, ma non lo abbiamo scelto per questo bensì perché è bravo. Ci sta che il mio staff venga modificato ulteriormente perché vogliamo essere presenti 26 ore su 24. Si fa due ore di straordinario…

Che differenze ci tra sono tra l’Inter e la Roma?

L’altra sera in aereo ho trovato una signora che mi ha chiesto se ero il mister dell’inter e poi ha detto “cavoli tuoi”. Per me non è così e vi farò vedere che non è così. Se si vuol far uso delle esperienza precedenti, io vi dico che l’esperienza alla Roma è stata bellissima, la porterò sempre con me e non la voglio cancellare. Ho costruito un modo di ragionare e di vivere la Roma anche dietro le quinte. Ho ricevuto l’apporto e il supporto anche delle persone che lavorano dietro le quinte, che arrivano prima della squadre e che se ne vanno dopo. Non alleno per far contenti tutti, ma voglio scegliere il miglior undici. Faccio allenamenti per sbagliare di meno nella scelta della miglior squadra. Gli allenamenti assomiglieranno alle partite e a Vecchi chiederlo collaborazione in questo. Ci siamo sentiti prima della finale Primavera e lo risentirò adesso a breve. Avrò da imparare da lui e lui dovrà aspirare a prendermi il posto.

Proverà a trasformare Icardi in… Dzeko?

Bisogna iniziare a lavorare. Dei tentativi di modificare la qualità di un giocatore bisogna provare a farlo. Ci vuole del coraggio sennò Nainggolan non potrebbe fare 10 gol in campionato, quando prima ne aveva fatti 4. Icardi ha qualità incredibili e quelle non dobbiamo perderle. Dobbiamo aiutarlo a fare degli appoggi quando la squadra avversaria ci pressa. Dzeko è un calciatore bravo a dialogare con la squadra, ma meno bravo di Mauro nell’area di rigore.

Continuerà oltre i due anni del suo contratto?

Dipenderà da quello che realizzeremo qui. Voglio vivere il più intensamente possibile quest’avventura.

Spera il 3 luglio di avere i primi acquisti o meglio pazientare e scegliere i migliori?

Sarebbe meglio averli il prima possibile perché se un calciatore assimila subito quando “scappare” verso la linea difensiva è meglio. In questi 50 giorni c’è tempo di lavorare e si può lavorare tanto, più che in futuro. Il direttore sa tutto. Ho letto una frase di Herrera, “Chi non dà tutto, non dà niente”, la faccio mia e la trasmetterò fin dal primo giorno ai giocatori.

Consideriamo archiviato il ritorno di Oriali all’Inter?

Sappiamo tutti che persona è Oriali. Io non creo un tappo al ritorno di Oriali nell’Inter, ma la risposta alla sua domanda va chiesta alla società. Per me lavorare con lui sarebbe un onore e un piacere.

Icardi sarà il capitano dell’Inter?

Lui è il capitano e avrà il dovere di indicare i comportamenti all’interno dello spogliatoio.

Fonte: Andrea Ramazzotti | CORRIERE DELLO SPORT
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