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interpeppa Da interpeppa

il 20-06-2010 alle 23:42

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  Anni '60  -  La "Grande Inter" di Angelo Moratti: analogie con quella anni 2000 del figlio Massimo

NEL 1963 IL PRIMO SCUDETTO DEL BINOMIO MORATTI - H.H. Ottavo anno della presidenza Moratti, terzo campionato con Helenio Herrera in panchina. Nel 1961 c'era stato lo scandalo della CAF, con l'Inter al 3° posto; nel 1962 il Milan aveva vinto lo scudetto (nerazzurri secondi) grazie ad una bottiglietta scagliata da un tifoso veneziano sul cranio di David. Il campionato 1962'-'63 si chiudeva invece in bellezza, con la conquista dell'ottavo scudetto della storia nerazzurra.
I successi tardavano ad arrivare e i tifosi cominciavano ad essere impazienti, molto impazienti. In estate Helenio aveva chiesto ed ottenuto Humberto Maschio,

argentino, gran regista dell'Atalanta e Jair Da Costa, nazionale brasiliano, riserva del leggendario Garrincha ai mondiali del Cile. L'avvio di torneo non è esaltante: pareggio per 1-1 nel derby, il gioco non c'è, Jair sta fuori perchè i posti riservati agli stranieri sono occupati da Maschio e dall'inglese Hitchens, che viene scambiato col torinese Di Giacomo. A Genova, il 1° novembre avviene il varo della nuova Inter. L'attacco si schiera con Jair, Mazzola, Di Giacomo, Suarez, Corso. Splendida vittoria per 3-1. Comincia la galoppata verso lo scudetto, una corsa irresistibile, turbata a fine inverno da una clamorosa sconfitta sul campo di Bergamo. Si tratta però solo di una nuvola passeggera: i nerazzurri ritrovano immediatamente il ritmo e la condizione, avanzando senza incontrare ostacoli. Il "match clou" del campionato va in scena il 28 aprile a Torino. L'Inter batte la Juve grazie ad uno spettacolare gol di Sandro Mazzola (tocco smarcante di Corso e legnata imprendibile all'incrocio dei pali) ed ha la sicurezza matematica di essere campione d'Italia. Angelo Moratti aspettava da otto anni questo benedetto scudetto, l'ottavo nella storia della società, il primo della sua gestione.
(LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1962-'63: Buffon, Burgnich, Facchetti, Zaglio, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Di Giacomo, Suarez, Corso)

LA MAGICA INTER DEL 1965 - "Questa straordinaria stagione dell'Inter non ha precedenti almeno in Italia. E tanto per i risultati raggiunti, quanto per il modo con il quale sono stati conseguiti. L'accoppiata "Coppaeuropa - scudetto" è già da sola un'impresa sensazionale, tenuto conto che il nostro campionato è assai più scottante, convulso, complesso, imprevedibile di quello spagnolo, dove il Real si può trovare tra i piedi ogni tanto un Barcellona od un atletico che si alternano a mordergli i polpacci riuscendovi... una volta su dieci, e di quello portoghese che il Benfica, di solito, percorre in carrozza. D'altra parte l'Inter potrebbe anche estendere l'impresa ad un "tris", mettendoci

dentro anche la Coppa Italia e proiettandosi in tal modo nel settore internazionale con la partecipazione contemporanea alle due maggiori Coppe europee; e sarebbe davvero un primato assoluto. Un'Inter "pigliatutto", insomma, che negli altri, tanto in Italia quanto all'estero, lascia poche briciole di consolazione. Una società che raccoglie oggi i frutti di una razionale organizzazione impostata cinque anni orsono e di volta in volta perfezionata fino a farne uno strumento di successo infallibile..." -  Suarez ha fatto un'annata eccezionale, è stato l'uomo-chiave del tour de force nerazzurro - "Superato lo scoglio del Benfica, l'Inter ha quasi in tasca il bis mondiale...", affermano i tecnici di tutt'Italia dopo aver visto i nerazzurri "scherzare" con i portoghesi nella... piscina di San Siro. Certo per l'Inter questa volta sarà più difficile sbarazzarsi dell'Independiente. Non tanto per la reale forza degli argentini (che navigano nel fondo classifica del loro campionato) quanto per le proibitive condizioni ambientali in cui i neo-bi-campioni d'Europa saranno costretti a giocare la partita di ritorno e l'eventuale "bella". Il Maracanà insegna che le folle sudamericane sono veramente capaci di annullare anche le più evidenti lacune tecnico-tattiche di una squadra e di inferocirla con successo anche contro un avversario che, sulla carta, vale almeno il doppio... Per questo l'Inter, memore di Glasgow e di Liverpool, dovrà assolutamente evitare il trabocchetto dello spareggio, vincendo a San Siro e strappando sul campo dell'Independiente almeno un pareggio... (E cosi fu...)
(Adattamento da alcune interviste a tecnici italiani e da un pezzo di Aldo Bardelli per "Supersport / Inter-Tutto '65")

I cammini societari di Angelo Moratti e del figlio Massimo, attuale presidente, presentano incredibili analogie. Sembra di assistere ad un film già visto, seppur con qualche piccola e logica variante. Quel "tris" che tutti si auguravano arriverà solo dopo 45 anni - il 22 maggio 2010 - quando l'Inter di Massimo Moratti (allenatore Josè Mourinho) a Madrid conquisterà la sua 3a Coppa dei Campioni, dopo aver già vinto campionato e Coppa Italia.

"Quel che ci vuol ci vuol: si l'Inter ha
bizogno de un gol fa un gol, si ne ha
bizogno de tre ne fa tre, si avria bizogno
de cinquo ne faria ciertamente cinquo!
Si ci vuol..."

(Helenio Herrera)

LA PRESIDENZA DI ANGELO MORATTI - Il 29 maggio del 1955, Angelo Moratti accettò la pesante eredità di Masseroni: la presidenza della più "matta" squadra d'Italia. Campatelli, Meazza, Frossi, Ferrero, ancora Frossi, di nuovo Meazza, Mr. Carver (che collezionò 32 punti in 33 partite), il suo "aiuto" Radio (che resistette in panchina una domenica sola), Bigogno, un'altra volta Campatelli e per finire Achilli: ecco il carosello degli allenatori prima della "svolta H.H.". Nei cinque anni di "vita col Mago" Moratti ha trasformato gradatamente la sua "azienda difficile" nella più seria ed organizzata "industria dei piedi" di tutto il mondo. Ed a pensarci bene questa trasformazione della "Pazza Inter" in imperatrice assoluta del calcio mondiale è stata un'impresa terribile, senza dubbio la più sudata e sofferta del geniale petroliere. Ma il vero "dramma" di Angelo Moratti scoppia adesso, nell'ora del

suo grande trionfo sportivo: cosa resta da vincere all'"INTERTUTTO" ? Niente. Può battere solo... il record degli incassi, i 166 milioni per un gol (tra le gambe del portiere) di Jair. "Dobbiamo  riuscire  a  conciliare  i  due  problemi: il  risultato e lo
spettacolo
". Questo è il tema che il presidente decennale (al 1965) ha dato da sviluppare al direttore tecnico dell'azienda per il suo sesto anno di magia nerazzurra... Angelo Moratti oltre al genio del petrolio, possiede una carica umana eccezionale, che sta alla base del suo successo, tanto nella vita privata quanto nella sua vita movimentata con il Mago, che ogni anno in aprile finge improvvisamente di voler abbandonare... il "tetto coniugale". H.H., due mesi fa spiegava ridendo che: "Rimango all'Inter, poerquè Moratti me ga dito che, voliendo o nolendo en Italia non existe el divorsio!"...
IL PRESIDENTE TRA I PRINCIPALI ARTEFICI DEI SUCCESSI SOCIETARI
Alcuni allenatori di serie A indicarono i meriti che, a loro giudizio,  potevano essere alla base delle ultime super-prestazioni  della squadra: (Rocco) " L'Inter non ha segreti. Ha soltanto una formidabile squadra, un formidabile allenatore e un formidabile presidente!" - (Pugliese) "L'armonia. L'armonia fra la squadra, l'allenatore e la società è alla base dei risultati. E' importante andare d'accordo, è importante quasi come avere un presidente come Moratti, che è... l'Angelo di tutti. Se i giocatori non si impegnassero alla morte, tutte le domeniche, per vederlo sorridere, non avrebbero un cuore ma un pezzo di pietra" - (Scopigno) "Il segreto dell'Inter è l'organizzazione, il suo presidente ed Herrera. Credo che la società nerazzurra continuerà a ancora per molti anni" - (Viani) "Le carte vincenti dell'Inter sono due: il cuore di Angelo Moratti e l'abilità di Helenio Herrera" - (Puricelli) "L'importante in un gruppo è volersi bene. E' l'unione che fa la forza e consente di ottenere i risultati. Uno per tutti, tutti per uno" - (Chiappella) "Oltre all'organizzazione, Moratti ed Herrera, l'Inter ha un'esperienza unica e la grande fortuna di avere in squadra quattro o cinque fuoriclasse che, anche quando non sono in forma, riescono sempre a giocare bene..."

La vita del petroliere Angelo Moratti fu contrassegnata da molte soddisfazioni, sia in campo imprenditoriale che sportivo. Rimase presidente dell'Inter fino al maggio del 1968 quando cedette la proprietà ad Ivanoe Fraizzoli. Gestì la società applicando quei metodi imprenditoriali che erano alla base del suo successo nel lavoro e che risultarono validi anche in campo calcistico. A lui si deve la costruzione (1962) del centro sportivo di Appiano Gentile ("La Pinetina"), una struttura all'avanguardia dove i giocatori tuttora si allenano, sono seguiti dal punto di vista medico e vanno in ritiro prima delle partite. Nell'albergo attorno a cui gravita tutto il centro sportivo sono oggi ospitati anche gli studi televisivi di "Inter Channel", il canale tematico satellitare che racconta 24 ore su 24 le vicende della squadra e della società. Angelo Moratti è' deceduto a Viareggio il 12 agosto 1981. Dal novembre 2007, per ricordarne la memoria, il piazzale antistante lo stadio "G. Meazza" in San Siro Milano porta il suo nome.

Coppa dei Campioni 1964
Finale di Vienna, 27 Maggio

INTER - REAL MADRID    3-1

Gol: Mazzola 43' e 76', Milani 60', Felo 70'

INTER:
Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Milani, Suarez, Corso

REAL MADRID:
Vicente, Isidro, Pachin,
Muller, Santamaria, Zoco, Amancio, Felo,
Di Stefano, Puskas, Gento Coppa dei Campioni 1965
Finale di Milano, 27 Maggio

INTER - BENFICA    1-0

Gol: Jair 42'

INTER:
Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Peirò,
Suarez, Corso

BENFICA:
Costa Pereira, Cavem, Cruz,
Neto, Germano, Raul, Josè Augusto, Eusebio,
Torres, Coluna, Simoes

LA COPPA DEI CAMPIONI 1964 E 1965 - Ai nomi del Real Madrid e Benfica sono legati due dei tre successi europei dell'Inter, poichè quelle due celeberrime squadre venivano sconfitte dai nerazzurri nelle finalissime di Vienna e di Milano. I nerazzuri sfiorarono il successo anche nel 1966 e nel 1967: prima nel 1966 veniva eliminata dal Real Madrid in semifinale, perdendo 1-0 a Madrid (con Landini ala sinistra) e facendosi sorprendere a San Siro da un gol di Amancio (controllato da Landini) per pareggiare poi troppo tardi con una  rete  di  Facchetti. L'annata  successiva  fu  trionfale  per l'Inter che eliminava la Torpedo di

Mosca, il Vasas di Budapest (con il leggendario gol di Mazzola), il Real Madrid (con la celebre esibizione di melina allo stadio Bernabeu), il CSKA (dopo la rabbiosa < bella > di Bologna) ma si faceva inaspettatamente sorprendere dal Celtic nella finale di Lisbona quando i nerazzurri scesero in campo privi di Suarez ( sostituito da Bicicli) ed in preda a forti conati di vomito che avevano loro impedito un regolare rendimento nella gara.
LE CAROVANE DEI TIFOSI NERAZZURRI
Avevano insegnato a tutt'Europa con quale partecipazione (di numero e di affetto), con quale trasporto si segue la propria squadra del cuore; avevano nettamente battuto per numero e per entusiasmo quelle madrilene del Real. Poi l'esempio è stato parzialmente seguito da altri tifosi, soprattutto da quelli del Celtic e dell'Ajax, ma senza mai raggiungere il vertice toccato dagli interisti. Nessuna capitale europea ha mai subito una così massiccia invasione di tifosi come è accaduto a Vienna, in occasione della finale Inter - Real Madrid del 1964. I supporters nerazzurri si riversarono nella capitale con aerei, treni, auto, torpedoni stracarichi, con migliaia di bandiere che sventolavano dai finestrini. Successe anche un episodio curioso, con un equivoco che venne immediatamente chiarito. Un poliziotto troppo zelante aveva fermato per accertamenti la colonna di pullman con i quali gli interisti, al grido "Inter, Inter", si stavano dirigendo verso lo stadio, scambiando erroneamente le loro urla per un inopportuno inneggiamento al Führer della Germania, nativo austriaco.
(Adattamento dal mensile Inter Football Club n. 5 - 1971 - Supplemento "Inter 11")

Coppa Intercontinentale 1964

Buenos Aires, 9 settembre
INDEPENDIENTE - INTER    1-0
Gol: Rodriguez 57'
INTER: Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Peirò, Suarez, Corso

Milano, 23 settembre
INTER - INDEPENDIENTE    2-0
Gol: Mazzola 8', Corso 39'
INTER: Sarti, Burgnich, Facchetti, Malatrasi, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Milani, Suarez, Corso

Madrid, 26 settembre
INTER - INDEPENDIENTE    1-0
Gol: Corso, al 5' del 2° tempo supplementare
INTER: Sarti, Malatrasi, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Domenghini, Peirò, Milani, Suarez, Corso Coppa Intercontinentale 1965

Milano, 8 settembre
INTER - INDEPENDIENTE    3-0
Gol: Peirò 2', Mazzola 23' e 60'
INTER: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Peirò, Suarez, Corso

Buenos Aires, 15 settembre
INDEPENDIENTE - INTER    0-0
INTER: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Domenghini, Suarez, Corso

HELENIO HERRERA, il "Mago" - Intervistato da Gianni E. Reif in relazione ai suoi primi cinque anni di magie in nerazzurro, così polemicamente si esprimeva: "Ha dito Viani che questo è proprio
< anno de Inter >, ma io credo che lo choque del sorpasso ha indebolito un po' la sua memoria. Yo infatti, da quando sono qui, como Viani, a Milano, requerdo soltanto: 1) L'anno de l'invasion de campo de Torino... 2) L'anno de la bottiglieta de Venessia... 3) L'anno del doping e dei rigori a go-go... Tutti gli altri sono sempre stati... anni de Inter!".
Sembra una boutade polemica, eppure in questo paradosso del Mago c'è un buon 50% di verità. Il 1964-'65 ha dimostrato soprattutto una cosa: qualunque sparata di H.H., anche la più apparentemente assurda, va presa sul serio. A gioco lungo perfino la vecchia volpe di Nervesa (della...bottiglietta) si è fatto mangiare il favoloso

fondo-scudetto di 7 punti. Herrera non è quasi mai in bluff e, quando bara, si tratta solo della < Vanoni > (non la cantante, ma la denuncia dei redditi di allora ndr.!) o della sua carta d'identità. Al suo arrivo in casa Moratti dichiarò infatti di avere 46 anni, mentre ora afferma di avere festeggiato il suo 49° compleanno il 10 aprile 1965. Il Mago si giustifica così: "Veramiente sul  passaporto sono nato sette giorni dopo, el 17 de avril 1916, a Martin Garcia, un'isoletta nell'estuario della Plata, proprio de fronte a  Buenos Aires. La colpa del piccolo inganno es de mio padre: era tanto povero che quando attraversò l'agua per andare in municipio  a  denunciare  la  nascita  del  più  famoso allenatore del calzio mondial, con una settimana di ritardo, imbrogliò l'anagrafe per non pagar la multa. Mio  padre faceva el falegname! Per questo, poerquè ho conosciuto veramente la fame, da  ragazzo  sono  rimasto  un  po' attaccato  alle  lire, anche  se  ne  guadagno  qualcuna  di  più di quanto mi ha concesso "L'Europeo"! Speriamo che el Fisco crede ziecamente al giornal!"

Il compenso di Herrera era di circa 2,5 milioni di lire al mese, più premi vari legati al rendimento della squadra - Lasciò l'Inter nel 1968 per diventare allenatore della Roma. Nel 1973 il nuovo presidente Ivanoe Fraizzoli lo volle nuovamente alla guida dei nerazzurri. La parentesi fu breve, perchè nel febbraio 1974 venne colto da infarto e costretto a ritirarsi temporaneamente dalla scene agonistiche. E' scomparso il 9-11-1997, quando era ricoverato nel reparto di rianimazione dell'Ospedale Civile di Venezia a causa di un altro malore legato alle coronarie e avvenuto poco tempo prima a Madrid.

I guadagni del "Mago" andavano messi in relazione con i successi ottenuti dalla società
1961 - Inter al 3° posto con 44 punti e 732 milioni e mezzo d'incasso;
1962 - Inter seconda con 48 punti, 766 milioni d'incasso netto;
1963 - Scudetto con 49 punti e 878 milioni e mezzo d'incasso netto;
1964 - Perde lo spareggio finale col Bologna dopo l'affare "doping", 54 punti e 878 milioni d'incasso in campionato, più quello della Coppa Europa e del Mondo vinte entrambe di primo acchito, col Real e con l'Independiente;
1965 - Inter "pigliatutto" con triplice demolizione del record mondiale degli incassi.
(gli incassi sono indicati in Lire italiane dell'epoca)

NEL 1966 l'ULTIMO SCUDETTO DELLA PRIMA ERA MORATTIANA
Un grande ed indimenticabile autunno quello del 1965: l'Inter si è appena laureata per la seconda volta campione del mondo di club, battendo i tradizionali rivali dell'Independiente. Stavolta non c'è stato bisogno dello spareggio: gli argentini avevano già rimediato tre gol a San Siro e lo squadrone di Helenio Herrera - sfidando l'indegna gazzarra organizzata alla Bombonera di Bueno Aires - aveva conquistato un magnifico pareggio per 0-0 nel match di ritorno. Il 1965 è stato un anno d'oro per l'Inter: scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale. I nerazzurri sono ovviamente i grandi favoriti del campionato e tengono fede

puntualmente ai pronostici, con un avvio fantastico che li tiene indenni da qualsiasi disturbo. Fino a gennaio tiene bene il Milan, che poi si imballa e scompare di scena. Piuttosto regolare e senza scossoni eclatanti il passo del Bologna che, sul finire di torneo, si permette il lusso di battere per 2-1 i nerazzurri nella famosa partita in cui Helenio Herrera tentò la formula di Facchetti attaccante (esperimento clamorosamente fallito). Comunque la lotta per lo scudetto non offrì altre emozioni: l'Inter vinse agevolmente il suo decimo titolo (cosa che le consentì di cucire sulle maglie la stella d'oro) con 4 punti di vantaggio sul Bologna, 5 sul Napoli, 7 sulla Fiorentina, 8 sulla Juventus, 10 sul Vicenza e 12 sul Milan. Nella stagione 1965-'66 i nerazzurri erano rimasti in lizza nella Coppa dei Campioni fino alle semifinali: qui furono rocambolescamente eliminati dal Real Madrid. Ancora una volta l'Inter aveva dimostrato di possedere, in assoluto, il più forte impianto difensivo del mondo. Purtroppo per lui, durante la Coppa Rimet inglese, Edmondo Fabbri pensò bene di farne a meno!
(LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1965-'66: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Domenghini, Suarez, Corso)

GIACINTO FACCHETTI - Bomber sprecato?  -  E' il... sesto attaccante dell'Inter. E' il terzino che, nel modulo difensivo imperniato sul libero, da parole testuali di Helenio Herrera permette: "de justificar la posision rigida de Picchi. El porchè è molto semplice: si l'Inter avvia el libero elastico Facchetti sarebbe siempre incollato all'ala destra avversaria, inveze, con Picchi siempre de guardia dietro a tutti, lui può fare el suo giogo istintivo e tentare la via del gol". Così, proprio nel settore sinistro dello schieramento interista, dove più si fa sentire l' di Mario Corso, nascono le premesse per il vantaggio spesso decisivo di un Facchetti-gol. Quando Facchetti fece la sua apparizione in campionato furono pesanti le perplessità, forti i dubbi, frequenti le stroncature: non convincevano quelle sue lunghissime gambe negate (si diceva) alla marcatura

anche "minima" di piccoletti sguscianti come Kurt Hamrin; non convincevano quelle sue proiezioni in avanti perchè portate con un passo troppo  lungo (si diceva), destinato fatalmente  a  spezzarsi  nella ragnatela fittissima delle aree avversarie. "Cinque  anni fa, - racconta ora  con  pacata soddisfazione - me  ne  dicevano di tutti i  colori!  Ci  fu soltanto una voce che
si levò alta in  tutt'Italia  a  tenermi  su  di morale  e  fu  quella di Herrera. Anche la stampa  e  la critica francese mi hanno sempre sostenuto fin dall'inizio, dandomi una notevole spinta sul piano psicologico
". Oggi Facchetti non si discute più: nè come terzino puro, nè tantomeno come variante d'attacco. E la sua forza caratteristica sta proprio in una capacità di metamorfosi rapida che si giustifica soltanto con la straordinaria struttura atletica di questo giocatore. Facchetti porta il numero tre sulla schiena ed è terzino ma, Nazionale, Coppa, campionato: Facchetti è un terzino che fa gol o un centravanti sprecato?... (Adattamento da un pezzo di Giorgio Lago per "Supersport / Inter-Tutto '65" )

NEL 1972 VENNE VOTATO COME COMPONENTE DI UNA "SQUADRA IDEALE" MONDIALE
Nel momento in cui Giacinto Facchetti è nel pieno della condizione fisica e da tutti riconosciuto come il più forte terzino d'Italia, viene escluso dal giro della Nazionale. Valcareggi intende fare largo ai più giovani Marchetti e Chinaglia, preferendoli

appunto agli interisti Facchetti e Boninsegna. Molte proteste giungono anche all'allora presidente del Settore Tecnico della FIGC Carraro.
Come se non bastasse, a rinfocolare gli animi, arriva dal Brasile il risultato di un referendum a cui hanno partecipato 128 giornalisti sportivi locali che hanno votato per la "squadra ideale" del calcio mondiale. Un solo italiano figura nell'elenco: è Facchetti, che ha avuto 128 voti su 128, un plebiscito!
L'inglese Moore è stato segnalato soltanto da 47 votanti, il peggior punteggio tra gli undici prescelti. "Facchetti è l'unico terzino che si possa avvicinare al grande Nilton Santos", commentò allora Joao Saldanha.

La "squadra ideale" scelta dai brasiliani sarebbe stata così composta: Mazurkiewicz (Uruguay - Atletico Mineiro); Figueroa (Cile - Internacional Porto Alegre); Moore (Inghilterra - West Ham); Anchieta (Uruguay - Gremio Porto Alegre); Facchetti (Italia - Inter); Gerson (Brasile - Fluminense); Beckembauer (Germania Ovest - Bayer Monaco); Netzer (Germania Ovest - Borussia Moenchen.); Jairzinho (Brasile - Botafogo); Tostao (Brasile - Vasco de Gama); Rivelino (Brasile - Corinthians).

Giacinto Facchetti terminò la sua carriera agonistica nel 1978. E' sempre stato universalmente riconosciuto come uno dei più grandi calciatori mai esistiti a livello mondiale. Durante la gestione di Massimo Moratti fu Direttore Generale dell'Inter, quindi Vicepresidente dopo la morte di Giuseppe Prisco e Presidente dal 19-01-2004, dopo le dimissioni di Moratti stesso. Si è spento a Milano il 4-9-2006 per un male incurabile e riposa nel cimitero del suo paese natale (Treviglio (BG). In suo onore l'Inter ha deciso di ritirare la gloriosa maglia numero 3.

LUISITO SUÁREZ - L'uomo chiave del tour de force nerazzurro
La regia nerazzurra è stata di Suárez; e si deve dire che a trent'anni, nel ruolo di centrocampista, in un impegno affrontato con esemplare modestia, Luisito abbia raggiunto vertici di gioco straordinari e senza dubbio superiori a quelli, già eccezionali, toccati come attaccante puro prima nel Barcellona, quindi nei primi anni di milizia interista. Suárez è già stato il miglior giocatore d'Europa. Dovrebbe essere rieletto anche quest'anno (1965) e con meriti ancora più ampi. E' stato unanimemente riconosciuto come il cervello dell'Inter "pigliatutto", sia che dovesse sgobbare da solo nella sua vasta zona per la contrazione di Tagnin e la partita pigra di Corso, sia che li avesse come collaboratori fervidi in una

giornata di vena. E' innegabile che le partite più positive e spettacolari siano state impostate da Suárez con Bedin e Corso, il quale va a... corrente alternata, ma quando la corrente passa... chi mai può fermarlo?
DICEVANO DI LUI
(Scopigno) "Il pubblico non fa segnare i gol e invece Suárez si. Luisito ha avuto una continuità incredibile, non ha mollato mai, ha giocato per tutti. Ed ha anche... picchiato per tutti. Persino il mio povero Colausig, ma in fondo ha fatto benissimo, perchè bisogna saper fare anche quello" - (Pugliese) "Suárez è un motore, è il moto perpetuo del calcio. Se gli altri dieci, Corso compreso, facessero quello che fa Suárez, assisteremmo al non plus ultra del gioco del calcio" -(Silvestri) "A mio modesto avviso è stata la difesa, tutta in blocco, con l'aiuto di Suárez uomo-tutto, a permettere ad Herrera di vincere sempre" - (Liedholm) "Il pilastro dell'Inter è sempre Suárez! In difesa e all'attacco" - (Dott. Quarenghi) "Suárez è l'unico che non va guidato. Lavora all'oscuro, si massacra in una tenaglia di marcature, corre più di tutti, suda più di tutti. Se la partita scorre come deve, è il cervello ovunque, in ponte con Corso. Se la squadra non ha brividi di paura, ma non ce la fa a passare, può ritornare , l'uomo del Barcellona e tormentare con i suoi affondi l'area avversaria" - (M.Corso) "Suárez corre di più e gioca per la squadra: quando ha la palla la lancia subito senza accarezzarla, si mette sempre dove sente che la squadra lo esige... Non ho il suo passo e nemmeno il suo ritmo, per cui se io prendessi la maglia di Suárez e avessi le sue funzioni ne verrebbe fuori un'Inter al rallentatore! Nel suo ruolo è unico al mondo, perchè riesce a fare tutto in velocità, assistito da una condizione fisica incredibile, che gli ha consentito di reggere per anni a quel livello".
(Adattamento da articoli e interviste per "Supersport / Inter-Tutto '65"  e "Inter Football Club" - Giornale ufficiale degli sportivi nerazzurri)

Luis Suárez Miramontes (questo il suo nome per esteso) lasciò l'Inter al termine della stagione 1969-'70 per passare alla Sampdoria, nella quale chiuse la sua gloriosa avventura da calciatore in terra italiana (1973). Intraprese in seguito la carriera di allenatore (nella stagione 1974-'75 accettò subito la guida dei nerazzurri), senza però raggiungere quelle grandi soddisfazioni che aveva ottenuto sul campo. Nel 1960 (quando giocava per il Barcellona)era stato il primo giocatore spagnolo a vincere il "Pallone d'Oro".

Le immagini nella pagina sono di Tullio Farabola e dei suoi collaboratori e possono essere anchefoto il rispettivo autore)

 

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