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Giacinto Facchetti

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Giacinto Facchetti

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Giacinto Facchetti (Treviglio, 18 luglio 1942 – Milano, 4 settembre 2006) è stato un calciatore e dirigente sportivo italiano, che giocò come terzino nell'Inter e nella Nazionale di cui fu capitano e con cui divenne campione europeo nel 1968 e vice-campione mondiale nel 1970. Occupa la 90ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer. Nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione.


Indice

    1 Carriera
        1.1 Giocatore
            1.1.1 Club
            1.1.2 Nazionale
        1.2 Dirigente
    2 La scomparsa


Carriera

Giocatore

Club

Iniziò la carriera nella squadra di calcio del suo paese natale, la Trevigliese, nel ruolo di attaccante. Venne scoperto da Helenio Herrera che lo portò all'Inter per il finale di stagione 1960-1961, trasformandolo in terzino "fluidificante", primo nel suo genere[1] insieme a Vittorio Calvani. Proprio a Calvani è legato il suo destino: il 14 giugno 1961 l'Inter giocò un'amichevole contro il Fluminense, e Facchetti, che ben impressionò, venne schierato al posto di Calvani poiché quest'ultimo era alle prese con un fastidioso callo.[2]

L'esordio in Serie A avvenne il 21 maggio del 1961, in un Roma-Inter conclusosi con la vittoria dei nerazzurri per 2-0.

Facchetti divenne uno dei cardini della cosiddetta "Grande Inter" che si aggiudicò la Coppa dei Campioni nel 1963-1964 e nel 1964-1965 e il campionato italiano nel 1962-1963, 1964-1965, 1965-1966 e 1970-1971. Con la squadra nerazzurra vinse anche due Coppe Intercontinentali ed una Coppa Italia. Con l'Inter in 634 partite realizzò 75 gol: fu nel 1965-1966 il primo difensore a segnare 10 reti nel campionato italiano. Verso la fine della carriera venne schierato anche come libero. Come giocatore si rivelò fondamentalmente corretto in campo: venne espulso solo una volta nell'arco di tutta la sua carriera, per proteste. Nel 1965 sfiorò il Pallone d'oro ad 8 punti dal vincitore, Eusébio.


Nazionale
    « Mi volevano condannare all'ergastolo quando ci sconfisse la Corea ai Mondiali d'Inghilterra, e quattro anni dopo, quando vincemmo sulla Germania per 4 a 3 in Messico, raggiungendo la finale con i brasiliani, la polizia dovette fare un'operazione di sicurezza per evitare che i tifosi prendessero mia moglie e ci portassero in trionfo. Comunque, fra i tanti difetti, il calcio è una delle poche cose che all'estero fanno parlar bene degli italiani »
   

In Nazionale Facchetti esordì, insieme a Vieri, il 27 marzo 1963 nell'incontro valido per la qualificazione all'Europeo del 1964 disputato ad Istanbul contro la Turchia in cui l'Italia vinse per 1-0[4]; da allora disputò un totale di 94 partite con gli azzurri, record superato poi da Dino Zoff, Paolo Maldini, Fabio Cannavaro e Gianluigi Buffon. Vinse da capitano gli Europei del 1968 e arrivò secondo dopo la storica vittoria per 4-3 sulla Germania Ovest ai Mondiali di Messico 1970.

Con Tarcisio Burgnich, Facchetti ha formato il duo difensivo più longevo nella storia della Nazionale di calcio: undici anni, dal 1963 al 1974, disputando insieme 58 partite di cui 45 come coppia di terzini, superando in questa particolare classifica binomi storici quali Rosetta-Calligaris, Foni-Rava e (di gran lunga, a causa della II G.M. e della prematura e tragica scomparsa) Ballarin-Maroso. (Sul versante dei club, il primato spetta al binomio milanista Tassotti-Maldini).

Come capitano della Nazionale è anche protagonista di un romanzo. A lui è infatti ispirato il personaggio chiamato Giacinto in "Azzurro tenebra", romanzo di Giovanni Arpino, dedicato all'avventura della nazionale italiana ai mondiali di calcio tedeschi del 1974.


Dirigente

Lo stesso anno in cui diede addio al calcio ebbe l'opportunità di fare il dirigente accompagnatore dell'Italia durante il Campionato mondiale di calcio 1978 in Argentina.

Dopo esser divenuto rappresentante all'estero per l'Inter, divenne Vicepresidente dell'Atalanta, per poi tornare dai nerazzurri di Milano durante la presidenza di Massimo Moratti col il ruolo di Direttore Generale. Divenne Vicepresidente dopo la morte di Giuseppe Prisco e, infine, Presidente il 19 gennaio 2004, dopo le dimissioni di Massimo Moratti.

Da Presidente dell'Inter ha vinto due Coppe Italia, due Supercoppe italiane ed uno scudetto.

L'ultimo acquisto che ha presentato è stato Luis Figo. L'ultimo riconoscimento tributatogli è stato il Golden Foot, assegnatogli qualche giorno prima della morte, come uno dei più grandi calciatori di sempre assieme a Raymond Kopa, Alcides Ghiggia, Zico e Ferenc Puskás.


La scomparsa
La Curva Nord di San Siro nel derby del 28 ottobre 2006 dedica un vessillo alla memoria di Facchetti

Da alcuni mesi malato di tumore al pancreas, si è spento a Milano il 4 settembre 2006 ed è sepolto nel cimitero di Treviglio. Le esequie, celebrate nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano dal Vescovo di Lodi Giuseppe Merisi, conterraneo di Facchetti, hanno visto la presenza di molte autorità sportive e politiche e di gente comune. In onore di Giacinto Facchetti l'Inter ha deciso di ritirare la maglia numero 3.

In sua memoria, ed in particolare in memoria dei grandi valori morali che ha espresso per tutta la sua vita, la Lega Nazionale Professionisti ha intitolato il Campionato Primavera "Trofeo Giacinto Facchetti", e La Gazzetta dello Sport ha istituito il premio "Il bello del calcio", per promuovere e premiare i comportamenti all'insegna della correttezza e dei valori. La prima edizione è stata vinta da Julio González, ex giocatore del Vicenza.

Gli sono state dedicate in Italia diverse vie nelle più svariate città ma la prima "Via Giacinto Facchetti" ad essere inaugurata, alla presenza della moglie Giovanna e del figlio Gianfelice, è sorta in un paesino delle Marche, Monte San Vito: non a caso è la via che porta allo stadio[5].

Al Festival del Cinema di Venezia 2007 è stato proiettato "Il Capitano", un documentario realizzato da Alberto D'Onofrio per Rai Educational, che doveva essere trasmesso il 4 settembre, nel primo anniversario della morte di Facchetti, in seconda serata su Rai 2; per motivi di palinsesto il documentario è andato in onda, lo stesso giorno, su Raitre, e verrà ritrasmesso nello spazio Tv7, su Raiuno.

Questa è la lettera di Massimo Moratti a Giacinto Facchetti:[6]

    « Caro Cipe, non sono riuscito a dirti quello che volevo, per paura di farti capire che il tempo era inesorabile e la malattia terribile. Scusami, ma credo che ti debba ringraziare soprattutto per la pazienza che hai sempre avuto con me. Per i tuoi occhi che sorridevano, fino alla fine, ai miei entusiasmi o all'ironia con cui cercavo di superare insieme a te momenti difficili. Pochi giorni fa, pochissimi, mi parlavi con un filo di voce - e con l'espressione di chi ti vuole bene - dell'Inter, proiettando il tuo pensiero in un futuro che andava oltre le nostre povere, ignoranti, possibilità umane. Qualche mese fa ti chiedevo un po' scherzando un po' sul serio come mai non riuscivamo ad avere un arbitro amico, tanto da sentirci almeno una volta protetti, e tu, con uno sguardo fra il dolce e il severo, mi rispondesti che questa cosa non potevo chiedertela, non ne eri capace. Fantastico. Non ne era capace la tua grande dignità, non ne era capace la tua naturale onestà, la sportività intatta dal primo giorno che entrasti nell'Inter, con Herrera che ti chiamò Cipelletti, sbagliandosi, e da allora, tutti noi ti chiamiamo Cipe. Dolce, intelligente, coraggioso, riservato, lontano da ogni reazione volgare.
Grazie ancora di aver onorato l’Inter, e con lei tutti noi. »
   
(Massimo Moratti)

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